Home Approfondimenti Decreto Dignità: gli errori del M5S

Decreto Dignità: gli errori del M5S

Ieri pomeriggio mi apprestavo a godermi un meritato weekend di riposo, quando Luigi Di Maio ha deciso di turbare la mia quiete con un post (l’ennesimo) contenente una serie infinita di inesattezze, e a questo punto mi viene da pensare bugie, sul gioco. Visto che questi stravolgimenti della realtà continuano da anni e hanno portato anche alla vergognosa parte del Decreto Dignità sul gioco stesso. Ho deciso di spiegare una volta per tutte, in primis, il motivo per il quale il Decreto Dignità, che è stato scritto con ottime intenzioni e che contiene molte cose buone, nella sezione dedicata ai giochi crea un paradosso tale da peggiorare notevolmente la vita degli italiani; in secundis, perchè quella del post di ieri è una preoccupante mistificazione della realtà, che mi fa capire la pressappochezza della conoscenza dei temi sui quali si legifera.

Prima di iniziare, voglio chiarire che io non ce l’ho assolutamente con il governo che, a mio parere, sta facendo tante cose buone. Sul gioco, però, spinto soprattutto dal M5S, sta prendendo delle cantonate. La sorte, purtroppo per loro, ha voluto che del settore io ne sappia qualcosa. Allora mettiamo le cose al loro posto. Entriamo nel dettaglio.

La prima falsità

Il Decreto Dignità è stato pensato per proteggere i giocatori deboli, che, come ama dire Di Maio, “si giocano lo stipendio alle macchinette”.

Il problema dei giocatori problematici, dipendenti dal gioco, non è correlato in alcun modo alla pubblicità in TV, alle sponsorizzazioni, a quanto di frequente si può scommettere ad un determinato gioco. In TV sentiamo il contrario. Il postulato contrario sta proprio alla base del Decredo Dignità (che blocca tutte le pubblicità dirette e indirette del gioco). Meno pubblicità, più protezione per il giocatore, questa è l’equazione dietro il Decreto Dignità. Peccato che non sia vero.

Se guardiamo alle statistiche, tornando per esempio agli anni ’80, i giochi erano per lo più il lotto, le lotterie, il totocalcio e il totip. Si giocava, in media, una volta a settimana e bisognava aspettare giorni per sapere se si era vincenti o perdenti. I giochi erano estremamente lenti. Praticamente non c’era pubblicità e non c’erano operatori privati nè multinazionali a gestire il gioco. In questo scenario i giocatori problematici erano il 2% del totale.

Oggi, abbiamo più di 300 siti online autorizzati da AAMS, un numero altissimo di giochi istantanei, gratta e vinci, puoi vincere al lotto ogni 10 minuti, ci sono slot machine in tutti i bar, la pubblicità in tv è costante e si può scommettere live durante ogni evento sportivo. In questo contesto, sapete quanti sono oggi i giocatori problematici nonostante questo bombardamento pubblitario? Sempre il 2%! I dati possono variare un po’ da nazione a nazione, ma sono tutti su questa linea in tutte le nazioni.

Non c’è nessuna correlazione tra frequenza dei giochi, pubblicità e la possibilità di diventare giocatori problematici. Possiamo bannare tutta la pubblicità del mondo, ma ci sarà sempre quella percentuale di giocatori “deboli” che potrebbero diventare giocatori problematici. Allo stesso modo, avremo sempre una percentuale di alcolisti tra i bevitori di vino, anche eliminado la pubblicità del vino o dei superacolici.

Bloccare la pubblicità, tramite il Decreto Dignità, per proteggere i consumatori dal diventare dipendenti dal gioco è semplicemente un nonsense. Si sarebbe potuta regolamentare perchè troppa. Questo avrebbe avuto un senso. Questa sarebbe una motivazione valida. Io sarei il primo a voler delle regole più chiare e stringenti sul tema. Chi mi conosce sa, quanto sia contrario, per esempio, al messaggio “ti piace vincere facile” associato ai gratta e vinci. Perchè la parola vincere è usata con accezzione generica, perchè viene considerata vincita anche quando si “vincono” gli stessi soldi pagati per il biglietto. In quel caso si è andati in pareggio, ma a voler essere pignoli, in effetti si è vinto dei soldi. Limitiamo questi messaggi, cambiamoli, regoliamoli. Ma bloccare tutto, non ha semplicemente senso. Se vi dovesse interessare, ho spiegato più nel dettaglio il mondo dei gratta e vinci in questo articolo.

Farlo come stabilito dal Decreto Dignità non porterà a niente. Vedrete che anche senza pubblicità troverete comunque persone ai videopoker nel vostro tabaccaio di fiducia.

La pubblicità serve e non serve solo per promuovere una casa da gioco, ma serve anche a proteggere il giocatore stesso, e ora vi spiego come.

Il gioco come il fumo

Un altro gravissimo errore alla base del Decreto Dignità è l’aver voluto applicare ai giochi le stesse regole che erano state introdotte tempo fa per le sigarette. Questo è un errore veramente ingenuo, che addirittura metterà in pericolo molte persone.

Per quel che riguarda le sigarette, pur eliminando le pubblicità del fumo, il fumatore sa che potrà andare ad acquistare in tranquillità sigarette al tabaccaio. Sa che li troverà sigarette approvate dallo Stato italiano e che, pagando, riceverà un pacchetto con all’interno effettivamente del tabacco e non della segatura. Questo perchè esistono solo posti controllati dal governo per comprare sigarette e quindi sicuri.

Il mondo del gioco è completamente diverso. Quando un giocatore si collega su internet, perchè ha voglia di provare a giocare online, si trova bombardato da un valanga di siti che hanno un’offerta di gioco. Non tutti autorizzati da AAMS. L’utente, che non ha più a disposizione la pubblicità per conoscere le società di gioco autorizzate, dovrà, da solo, intraprendere un’attività di selezione dei siti su cui giocare quasi totalmente al buio.

La possibilità di aprire un conto su un sito non autorizzato è molto alto e questo mette in profonda difficoltà il giocatore. Cadere su un sito illegale, potrebbe voler dire slot truccate, mancati pagamenti di vincite, nessuna protezione dal punto di vista del gioco responsabile. Online c’è la giungla e la pubblicità dei siti sicuri è l’unica arma di protezione del giocatore, perchè permette ai siti legali e garanti dallo Stato di farsi conoscere e distinguere. Quando il Decreto Dignità avrà effetto, tutti i brand saranno sconosciuti. Buona fortuna a tutti i giocatori. Vi auguro di scegliere il sito giusto quando vorrete scommettere sulla vostra squadra del cuore. Ne avrete bisogno.

Il Mappazzone

Una delle cose che mi fa più arrabbiare del Decreto Dignità è che tratta tutto il gioco alla stessa maniera. Dimostrando una forte ignoranza sulla materia. L’online e il terrestre sono mondi completamente diversi. Nel Decreto si è fatto quello che a Mastershef chiamerebbero un “mappazzone”.

Quando si apre un conto online, bisogna verificarlo, mandare i documenti e dimostrare che si ha più di 18 anni. L’utente deve, prima ancora di piazzare la prima scommessa, autolimitarsi. Ciò significa decidere il massimo che si vuole depositare in un determinato lasso di tempo. Superato quel limite l’utente è protetto e non potrà più depositare. Durante l’esperienza di gioco, l’utente può in ogni momento, chiudere il conto, autoescludersi dal sito e non giocarci mai più. Le società di gioco sono tenute, per il riciclaggio, a controllare depositi sospetti e che il giocatore abbia le risorse per poter sostenere eventuali giocate piazzate molto alte. Potrei andare avanti per ore. Ci sono tante regole molto strette che proteggono il giocatore nel mondo dell’online.

Il gioco terrestre, invece, è una giungla. Zero controlli o quasi. Nessuno può controllare da dove viene il cash che un giocatore mette nelle slot. Non c’ è nessuno strumento per impedire al giocatore di sedersi di nuovo a giocare a quella slot e, quindi, il rischio di dipendenza e di perdere tutto sono molto più alti. Senza considerare il fatto che, per esempio, le slot online sono tarate per ridare al giocatore, nel lungo periodo, in genere tra il 96% e il 97% del giocato. Nelle slot fisiche la percentuale si abbassa notevolmente. Dipende dal tipo di slot, ma in genere siamo intorno l’85%. Questo perchè, essendoci più spese di gestione in un attività fisica, le slot sono tarate più basse per comprire i costi di gestione.

Il governo non migliora la protezione dei giocatori terresti, che al momento ne hanno poche, ma col Decreto Dignità, prende le disavventure di persone deboli e non tutelate, soprattutto nel terrestre, e mette tutto insieme in un calderone decidendo di bloccare tutto. Anche quello che c’è di buono.

Per una volta che avevamo fatto scuola

La regolamentizzazione del mercato Italiano è stata la prima d’Europa e c’è stata copiata da tutto il mondo. Persino l’Inghilterra, che ha una cultura grandissima di gioco, l’ha fatto. Ci ha praticamente copiato tutto. Per una volta che avevamo fatto qualcosa di buono, ora la stiamo smantellando. Si sono presi alcuni fallimenti del gioco terrestre, soprattutto a causa di una pessima regolamentizzazione, si è buttato nel mezzo anche l’online, che, invece, è stato ha preso come modello da tutto il mondo, e ora si intende bloccare tutto. Bravi.

E non finisce qui…

Potrei dirvi che dal Decreto Dignità è stata esclusa la Lotteria Italia. Perchè secondo loro, essendoci una volta l’anno, non mette a rischio i giocatori. Ignorando che ognuno di noi può comprare un numero infinito di biglietti della lotteria, senza essere controllato o fermato, e quindi può “giocarsi lo stipendio” (slogan tanto caro ai M5S) anche alla Lotteria Italia. E soprattutto ignorano che la lotteria è uno dei giochi più svantaggiosi per la comunità. Ovvero, uno dei giochi che ridà indietro ai giocatori, sotto forma di vincite, la somma minore di denaro rispetto agli altri.

Ovviamente, dipende da lotteria e lotteria, ma in genere esse ridistribuiscono al giocatore circa l’65% dei soldi incassati. Per darvi un paragone, le slot online sono tarate in genere al 96%, la roulette è un gioco al 97.3%, il BlackJack al 98,5% (circa perchè dipende dalla strategia del giocatore), le scommesse sportive intorno il 91%. Trovate maggiori dettagli in questo mio articolo di qualche tempo fa.

Potrei dirvi che hanno voluto fare un provvedimento senza consultarsi con nessun operatore, credendo di sapere tutto. Il Decreto Dignità è, come dice la parola stesso, un decreto del governo. Come sapete, in particolari casi di urgenza, il governo può sostituirsi al Parlameno e scrivere dei “decreti” cha hanno effetto di legge immediata. Alla base, infatti, c’era l’urgenza di salvare il popolo italiano dalla grande piaga della ludopatia e dei giocatori ludopatici (che come vi ho spiegato si attestano intorno al 2%). Poi nel Decreto Dignità si blocca la pubblicità, ma si da agli operatori la possibilità di farla fino praticamente a giungo 2019. Tanta urgenza di bloccarla, e poi si fa in decreto, per bloccarla effettivamente dall’anno dopo. E si, era molto urgente evidentemente.

Il post di Di Maio

Ritengo Di Maio una persona pura e credo davvero che nel suo intento ci sia quello di fare il bene degli italiani. Il problema è che non conoscendo la materia sta facendo un errore dopo l’altro. Un esempio chiaro si ha dal post di cui vi ho parlato.

Di Maio afferma:” Nel 2018 in Italia sono stati spesi oltre 100 miliardi di euro in gioco d’azzardo, circa metà nelle slot…. Oggi sono in Abruzzo, qui si spendono oltre due miliardi di euro ogni anno, circa il 10% del Pil. Adesso questi soldi andranno ai cittadini per bene e ci eviteranno tanti disagi sociali.”

Innanzitutto vi devo spiegare la differenza, che Di Maio ovviamente non ha chiara, tra “giocato” (o “raccolta”) e “spesa“. Il giocato è ciò che viene scommesso dai giocatori, la spesa è quello che viene effettivamente perso dai giocatori. Un esempio, se compro un gratta e vinci di 2 euro e conseguo una vincita di due euro, ci sarà un giocato di 2 euro e una spesa di zero (perchè non ho perso nulla). Ecco Di Maio confonde questi due concetti base e poi enuncia dei corollari creativi basati sul postulato falso.

La cosa peggiore è che Di Maio afferma che quei fantomatici 100 miliardi o i due miliardi dell’Abruzzo vanno nelle tasche delle multinazionali del giodo d’azzardo, anzichè essere introdotte nell’economia.

Come potete leggere da questo articolo, il giocato in Italia è stato di 100 miliardi (107 per l’esattezza), ma la spesa è stata di 18,9 miliardi. Di Maio dimentica che ci sono anche le vincite. Giocato meno vincite uguale spesa. Ma non è tutto. Di questi 18,9 miliardi spesi lo Stato ha incassato 10 miliardi di preu. Con questi soldi lo Stato dovrebbe elargire servizi, dico dovrebbe… quindi una grande parte di quei soldi vanno alla comunità e non nelle tasche delle multinazionali. Inoltre, i 9 miliardi rimanenti sono poi soggetti a normale tassazione. Di nuovo soldi che vanno nelle casse dello Stato per pagare i nostri servizi.
Concludendo dei 100 miliardi di cui parla il ministro ne rimangono circa 7. Scusate se anche le aziende di gioco portano a casa una piccola percentuale di profitto su un servizio offerto. Perchè vi ricordo che quello è un servizio. Perchè c’è una domanda e ci sarà sempre. Le persone vogliono giocare e lo vorranno fare sempre. C’è una domanda e di conseguenza c’è un’offerta.

Come detto, nel gioco, soprattutto quello terrestre, c’è un grande margine di miglioramento. Legiferiamo, ottimizziamo, miglioriamo. Ma questo Decreto Dignità distrugge tutto e creerà una vera giungla nel quale il giocatore sarà solo e non avrà più gli strumenti per scegliere.

Sogno un vice ministro che mi dica le cose come stanno e non uno che ingicantisca numeri, di proposito o per errore, in maniera impropria, per dare maggiore risonanza al suo obiettivo politico. Ci tengo a precisare che qui non siamo di fronte ad una fake news studiata, almeno credo, ma semplicemente davanti ad una grande ignoranza sulla materia, il che è ancora più grave.

 

Rispondi